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Storia

LA STORIA

La U.S. Settignanese nasce nel 1970 e in breve tempo si afferma al livello giovanile come una delle realtà più valide della nostra città, sia sotto il profilo sportivo, che quello formativo e ricreativo dei nostri giovani. E' anche vero che gli anni sono tanti, trascorsi tra i primi  incerti e difficili  passi e poi la crescita costante sino ai nostri giorni, pur tra mille difficoltà e innumerevoli ostacoli che si frappongono al cammino di chi vuol fare sport nel nostro paese. Coloro che hanno condiviso anche solo in parte queste vicende, non potranno che essere orgogliosi di aver partecipato alla realizzazione di un sogno, ed è a tutti coloro, che va il più sentito dei ringraziamenti.Anni di storia, sofferenze e gioie di una Società che vuole e ottiene quello che poteva sembrare un sogno; ed i sogni sono importanti quando si avverano.La U.S. Settignanese non è un sogno, è una realtà cittadina, una realtà sociale, una grande comunità formata da persone che operano sempre, con l'intento finale del miglioramento societario. Ma difficile era pensarlo quando trent'anni fà Maurizio e Gianfranco Romei, detto "Boga", i fratelli Betti Carlino e Fabrizio, Giovanni Degli Innocenti, ribattezzato Giovanni dalle Bande Nere, Gigi Ghinassi, Lino Sarto, Roberto Fringuelli, Riccardo Vannini detto "Bumbero", il povero Fabio Bencini e qualche altro, giocavano partite interminabili sul campetto della Chiesa di Settignano, poco più grande di un fazzoletto per la gioia e la disperazione dell'allora parroco Don Brilli a cui sicuramente, anche se involontariamente, contribuirono ad abbreviargli la vita, per come erano "vivaci".  E su quel campetto di cemento iniziarono gli allenamenti della nuova Unione Sportiva Settignanese nel Novembre del 1970, con diciotto ragazzetti e Maurizio Romei come allenatore. Certo non fu facile ma la Società ebbe, come tutte le società che si rispettino, un suo Presidente, appunto Maurizio Romei, una Segretaria, la Sig.na Maria Luisa Grimoldi e un Consiglio, composto da Gianfranco Romei, Romano Mecatti, Lorenzo Bertelli, Filippo Cappellini, Piero Montini, Enrico Innocenti, Maurizio Messeri, Roberto Marranci. Medico sociale era il Dott. Sergio Fabbroni.

DAI SOGNI AI FATTI

Il Circolo ACLI "Desiderio da Settignano", visto che Don Brilli aveva intimato lo sfratto, assegnò una stanzetta dove si svolgevano le riunioni settimanali, ma poi vuoi per nostre necessità che crescevano di giorno in giorno, vuoi per il timore, fondato per quei tempi, di essere etichettati politicamente, fu cercata una nuova sede e la fortuna dette una mano in quanto nel Giugno del 1971 fu presa in affitto la vecchia bottega di falegnameria, lasciata libera dopo la scomparsa del Sig. Pratesi, in piazza Niccolò Tommaseo n°13/r, accanto alla chiesa.La sede rappresentò per la Settignanese un punto fermo per la sua sopravvivenza, anche perché per molti anni fu l'unica cosa certa a cui fare riferimento visto che il campo di allenamento, un vero campo di calcio, non esisteva.La sede era molto grande, aveva una stanza spaziosa all'ingresso con un piccolo stanzino attiguo dove operava la prima lavatrice per lavare le maglie; si proseguiva poi attraverso un corridoio con un rientro a destra caratterizzato da due colonne che arrivavano fino al soffitto e che in tempi andati avevano dato il nome al ristorante che c'era prima della falegnameria, appunto "Le colonnine". Il corridoio terminava poi a destra con la stanza della Presidenza e a sinistra, salendo tre scalini, con la sala consiglio, mentre al centro scendendone due si entrava nelle cantine, formate da tre stanze dove fu organizzato tutto il magazzino della Società e che diventò, negli anni che seguirono il regno dei magazzinieri Luigi Magrini e Roberto Marranci.Nel 1971 avvenne la prima iscrizione al campionato del Centro Sportivo Italiano del compianto del Comm. Mazzoppini; gli allenamenti si svolgevano una volta nel campetto del prete e una volta a Montebeni in via di Bagazzano, là dove il bosco finisce lasciando spazio ad un ampio prato in salita o discesa a seconda di come lo si volesse vedere, comunque non in pari.I ragazzi di allora (Falorni, Fabbroni, Ciappetti, Andreini, Galli, Longo, Drigani, Squillantini, Vannini, Solpi. Messeri, Mecatti, per citarne alcuni) facevano un bel sacrificio e con loro anche alcuni dirigenti della Società in quanto con le loro auto li portavano da Settignano a Montebeni facendo tre anche quattro viaggi a seconda di quanti erano quel giorno all'allenamento. Poi purtroppo, dovevano ritornare a piedi perché alle tre del pomeriggio la maggioranza dei dirigenti  rientrava al lavoro.Di docce nemmeno a parlarne!Furono rispolverate le vecchie maglie nere con i bordi rossi, pantaloncini rossi e calzettoni neri con i bordi rossi, lasciti di una vecchia Settignanese, nata subito dopo la guerra e di brevissima durata.Poiché forse, per il troppo nero, qualcuno in paese ebbe a pensare che quei colori fossero dovuti alla nostalgia di tempi tragicamente trascorsi e siccome di nostalgici in Consiglio non ce n'erano, fu deciso, dopo qualche mese, trovati i soldi, di rifare le maglie, dividendo in parti uguali i colori e dal momento che a tutti gli effetti eravamo diventati rossoneri fu deciso di adottare come simbolo il diavolo. Del resto da ricerche effettuate, chiedendo ai vecchi del paese o leggendo vari libri su Settignano presi dalla libreria di Don Giorgio, risultò che il paese non aveva né stemmi né simboli.Nel 1972 la Società vinse la prima coppa: era una coppa disciplina del C.S.I.Iniziò anche nel paese un'opera di sensibilizzazione per far conoscere alla gente quello che l'U.S. Settignanese stava facendo e così ogni consigliere, andando casa per casa, ognuno nella zona o nella strada che meglio conosceva, cercò di fare adesioni di Soci. I Soci ordinari pagavano £.2000 di tessera associativa annuale, mentre i Soci sostenitori £.5000.Intanto nel Dicembre 1971 Don Giorgio si era fatto assegnare dal Comune di Firenze una spazio presso il Cimitero, "da adibire al gioco dei ragazzi" come recitava la delibera dell'Amministrazione comunale.Lo spazio presso il cimitero, prima di essere assegnato a Don Giorgio era una collinetta piena di ulivi che un bel giorno bruciarono e come fecero a bruciare nessuno mai lo seppe. Ma la collinetta diventò un campetto di calcio grazie all'U.S. Settignanese, in quanto approfittando dei lavori di ampliamento del cimitero, pagando il ruspista, Maurizio Romei fece spianare la collinetta.Si scatenò una vera e propria guerra per l'uso del terreno, come riportano alcuni documenti di quegli anni.Per la Settignanese fu comunque un importante spazio dove allenarsi, insieme alla Rotonda del Circolo Desiderio da Settignano; per la cronaca fù fatta anche una breve esperienza nella pallavolo con una squadra che svolgeva i propri allenamenti e le partite nel campetto della parrocchia e che era affidata alle cure di Longo Andrea.Crescevano intanto anche le squadre e nel 1973 erano diventate già quattro; nel 1974 fu assegnato da parte del comune, il Velodromo delle Cascine una volta la settimana per un'ora e mezza; per qualche anno andò così, poi un bel giorno fu tolto il Velodromo e fu assegnato provvisoriamente il campo del Galluzzo, ma anche questo fu di breve durata tanto che dopo tre mesi ci tolsero anche quello.Ci trovammo a fare gli allenamenti di nuovo al cimitero e alla rotonda, fino a che nel 1980 ci fu assegnato stabilmente l'impianto dei Cerreti al Campo di Marte.


UNA SETTIGNANESE IN CONTINUA CRESCITA

Nel 1974 la Fiorentina acquistò per £.600.000 il nostro primo giocatore, un certo Marco Sconcerti, figlio del celebre Adriano Sconcerti, manager di pugilato e fratello del non meno celebre Mario Sconcerti, giornalista. In quegli anni giocavano ragazzi che poi sarebbero diventati famosi, come Andrea Benelli, campione Olimpionico e Mondiale di Skeet, o come, Simone Ponzalli  ex l'arbitro di  serie C, con apparizioni in A e B. Facendo un passo indietro, ritornando esattamente al 1971, avvenne un fatto importante che avrebbe poi segnato il cammino della Settignanese: il Comune di Firenze espropriò il terreno del Romagnoli, accanto al Centro Tecnico Federale di Coverciano e successivamente nel '79 firmò una convenzione con la FIGC e il quartiere (l'allora Sindaco Elio Gabbugiani con Artemio Franchi Presidente della FIGC e Franco Nannotti Presidente del Quartiere n°14) con la quale la FIGC si impegnava a realizzare quattro campi da calcio, due dei quali sarebbero rimasti alla FIGC per l'ampliamento di Coverciano mentre due sarebbero stati attribuiti al Quartiere, che poi li avrebbe assegnati alla Società. La convenzione fu più volte sul punto di decadere finché nel giugno dell'84 su iniziativa del Sindaco Lando Conti e dell'Assessore allo Sport, Francesco Bosi fu firmato il protocollo d'intesa per i lavori con il Vicepresidente della FIGC, Ugo Cestani. L'assegnazione del Cerreti, come detto in precedenza, fu l'inizio di un periodo finalmente stabile dal punto di vista dell'attività e su quell'impianto, con un contributo datoci dall'allora Assessore allo Sport del Comune di Firenze Francesco Bosi di 10 milioni e con altri 15 milioni prestati e poi restituiti ai genitori dei ragazzi ed ai dirigenti, fu costruita una segreteria che ci permetteva così di essere presenti e più efficienti sul posto, pur continuando ad avere sempre la sede a Settignano. All'interno della segreteria del Cerreti ricavammo anche un piccolo locale che adibimmo ad ambulatorio, gestito dal nuovo medico sociale Dott. Raniero Becucci, subentrato al Dott. Fabbroni. Il 1980 oltre a sancire il decennale della fondazione della Società, segnò anche il cambio della Presidenza da Maurizio Romei ad Andrea Daliana, ex giocatore della Fiorentina, con trascorsi in serie B nel Perugia. Con Daliana la Settignanese sarebbe cresciuta sicuramente in modo molto rapido, non solo per i mezzi economici che il presidente avrebbe potuto profondere ma anche per le idee innovatrici che Andrea aveva. Purtroppo tutto questo durò solo due anni soprattutto perché gli pesarono molto le polemiche che in paese in quel periodo avvelenavano la vita di tutti, creando un clima di scontro tra le varie organizzazioni presenti. Certo il Cerreti non era un paradiso e spesso nell'inverno era più simile ad una palude che ad un campo di calcio, ma finalmente non si girava più per la città passando, per le gare interne, da una campo ad un altro in base a ciò che via via il Comune ci assegnava.  A tale proposito cresce l'obbligo ma soprattutto il piacere di ringraziare pubblicamente prima Rolando Pallini e poi Carlo Nesi, impiegati all'Assessorato allo Sport del Comune di Firenze succedutesi l'un l'altro in quel difficile compito dell'assegnazione degli spazi per le gare e per gli allenamenti alle varie società che non avendo un proprio impianto, ne avevano fatto richiesta. (Qualche volta, accadeva che non riuscivamo, nonostante tutta la loro buona volontà e capacità, ad accontentare tutti e così ci scappava la litigata). La Settignanese comunque aspettava con ansia quello che le era stato promesso: un impianto da gestire in proprio nel suo habitat naturale, ovvero i nuovi campi "Romagnoli" a Coverciano. Le squadre, alla fine degli anni '80, erano diventate una decina, dalla terza categoria fino ai pulcini; c'era stata una breve apparizione anche nei dilettanti di II° categoria in quanto l'anno prima, ovvero stagione sportiva 88/89, gli Under 20 avevano vinto il campionato e ottenuto quindi il passaggio alla II° categoria, ma non rientrando questo negli obbiettivi della Società, la squadra non era stata presentata per tale campionato e quindi inevitabilmente era stata la retrocessione. Campionati vinti ce n'erano stati molti, ma solo un paio con la Federazione; titoli regionali, interprovinciale e provinciali delle varie categorie erano stati vinti negli enti di promozione come il CSI, l'AICS e l'UISP, con una finale persa anche per il titolo italiano dei giovanissimi a Viareggio. A questi risultati positivi avevano dato un grande contributo negli anni alcuni allenatori che hanno fatto la storia e i successi delle nostre squadre, Gianfranco Romei, per dieci anni dirigente e allenatore con un breve passato calcistico in serie C nel Prato, ad Alessandro Fedi e Leonardo Focardi, a Marco Sconcerti e Paolo Cinuzzi, a Renato Ranfagni e Giordano Viappiani, due vere colonne della Società e a chi purtroppo non è più con noi come Carlino Cammunci.


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